10 giugno 2014

Iniziamo


Diciamo subito che si inizia solo qualcosa che ha una fine, o meglio l' inizio pone la fine come sua intrinseca necessità.
Spesso la fine ci rimane nascosta, barricata dietro le incertezze e i limiti di cui la nostra mente si nutre avidamente. Ma anche l' inizio non scherza e raramente sfugge a questo gioco perverso, subito disciolto nel brodo caldo degli eventi che numerosi si susseguono si scontrano si accavallano si attorcigliano.
L`inizio è dunque la forza segreta di ogni attività, né indica la sorgente. Ma poi viene oscurato da questa stessa attività. È la scintilla che accende una fiamma, vero, ma poi come di incanto si fonde tutt'uno con il fuoco.
D' altro canto la fine non è uno smarrimento delle cause iniziali, o la brusca interruzione del processo in atto, piuttosto il raggiungimento di un punto magari imprevedibile ma posto con assoluta precisione dall' inizio. Lo abbiamo già detto, sorge come tacita necessità all' alba di ogni azione. Resta presente come amica fedele lungo tutto lo svolgimento del moto.
Non può esistere inizio senza fine.
E noi che fondamentalmente non siamo altro che attività soffriamo le amare conseguenze di questa ineludibile tragedia, persi come siamo tra un inizio evaporato e una fine che incombe senza spiegazioni né appuntamento. Stiamo in mezzo, come un punto interrogativo segnato su un foglio bianco privo di altre parole.
Se iniziare è  mettere in moto, finire è  il compimento di questo moto. Entrambi però non sono il moto stesso; ne partecipano, lo sostengono, lo comprendono nelle proprie viscere.
Noi siamo tante cose legate strette insieme. Ognuna di queste cose è in fin dei conti la manifestazione di un moto, di un attività, di un verbo. La somma di svariati percorsi concentrici. Siamo un paragrafo fitto di frasi che si danno senso reciprocamente.
Vista così, ogni frase partecipa col proprio verbo all' intero periodo.
Per esempio noi, noi siamo esseri umani, ma siamo anche una comunità di cellule, siamo una mente individuale e anche una società. Non siamo forse anche un ammasso di particelle organizzate? E quanti ruoli siamo nelle nostre singole vite quotidiane?
Siamo più di paragrafi, siamo libri, enciclopedie. Sacchi colmi di azioni in gita nello spazio.
A volte siamo soggetti, altre siamo oggetti.
Quando siamo i primi possiamo conoscere gli estremi di ogni nostra azione, perché ne siamo i creatori in fondo. Ma quando siamo i secondi restiamo appesi a un verbo che non ci definisce. Certo serviamo a completarlo ma presi nella nostra fragile singolarità non riusciamo ad afferrare il senso.
In qualità di essere umano io sono oggetto della specie. Come individuo sono soggetto alla mia vita. Sono soggetto al mio pensiero, alla mia mente. Sono oggetto della materia, della natura. Sono un sistema che ingloba in sé tante parti, eppure simultaneamente sono parte a mia volta di un sovra-sistema.
Questo gioco di anelli coinvolge tutto dalla particella al pensiero compiuto.
Quello che c' è prima e ciò che viene dopo.
Dalla mente di Dio ad ogni angolo della sua creazione.

Ora io mi ritrovo ad iniziare questo blog,
e lo farò con i limiti imposti dalla mia esclusiva identità.
Accenderò' questo fuoco con la speranza che possa riscaldare chi fra voi si ritrova congelato al freddo e al vuoto di una stanza chiusa.
Con la consapevolezza di gettare anche la sua fine da qualche parte, come fosse uno straccio sporco.
Vi abbraccio, a presto.

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